La Repubblica
"Di fronte
alla presidenza si era formata ben presto una folla
attonita e smarrita di do- centi e ragazzi. Nessuno
osava entrare nonostante la porta fosse aperta, e
nessuno capiva esattamente cosa fosse successo. Mi
alzai sulle punte dei piedi per osservare l'interno
della stanza e tra le teste dei colleghi intravidi
la pe- lata del preside. Era riverso sulla sua scrivania
come se stesse dormendo".
Gennaio 2003.
Liceo ginnasio Michelangelo, via della Colonna Firenze.
Durante un collegio del docenti, il preside si assenta
per qualche minuto e viene trovato morto. E' il momento
culminante del "giallo del Miche", un racconto
che sarà in libreria a metà settimana per i tipi dell'
editore Alessandro Falciani e che l'autore, Carlo
Savelli, in devoto omaggio a Carlo Emilio Gadda, "ingegnere
prestato alla letteratura", ha intitolato "Quer
pasticciaccio brutto di via della Colonna". Carlo
Savelli è professore di matematica e fisica al Michelangelo.
Ma è anche un talento letterario. Nelle note al testo
(che contengono pagine esilaranti) si descrive ironicamente
come uno che "si veste come un rappresentante
di libri o un impiegato di banca": "Al momento
attraversa una profonda crisi d'identità che cerca
di oggettivare in scritti diffamatori e deliranti".
Uno di questi scritti è, appunto, "il giallo
del Miche" che appena in libreria scatenerà -
ci si può scom- mettere - il gioco dei riconoscimenti.
I protagonisti, infatti, sono i professori, descritti
senza troppi complimenti con i loro tic, le loro manie,
le loro fissazioni, dila- tate a volte fino al grottesco.
E allora ecco il prof che "si era autoinvestito
del ruolo di esperto di informatica e pensava di essere
l' unico in tutta la scuola in grado di usare un computer".
Ecco il collega "ex Lotta Continua,
ex craxiano", che "si sentiva oggetto di
continue campagne denigrato- rie ordite da in- segnanti
vetero-comunisti". "Non c'è dubbio che sono
stati i ragazzi, sostiene uno degli in- segnanti ragio-
nando sulla morte del preside: "Quindi propongo
di fucilarli tutti, giù nel cortile".
Ma il "libellino",
come lo chiama il professor Savelli, non è sol- tanto
una gustosa parodia della scuola. Questa forse è la
lettura più satirica e divertente, ma c'è anche una
lettura più amara e profonda: "Ho cercato - spiega
l' autore - di raccontare il grande di- sorientamento
che la scuola sta vivendo. Non riusciamo a capire
se conti più l'essere o l'apparire, non sappiamo se
siano più im- portanti i contenuti o il modo in cui
li offriamo ai ragazzi. Io credo che il ministro Berlinguer
abbia avuto il merito di farci discutere. Per la prima
volta dopo tanti anni in cui il sentimento dominante
era la rassegnazione ci siamo chiesti se vogliamo
una scuola di qualtà o una scuola di consumatori".
Domande che nel racconto il prof Savelli traduce in
pennellate grottesche. C'è lo spot
di propaganda della scuola con offerte allettanti
fra cui la cannabis classroom, la love classroom,
la rave classroom ... C'è la divisione fisica degli
insegnanti. I non idonei (fascia B) hanno sedie ordinarie
in acciaio e materiale plastico mentre i docenti di
fascia A dispongono di comode sedie girevoli in pelle
imbottite. E ci sono i ragazzi che propongono una
commissione che abolisca le insufficienze e commini
sanzioni economiche a quei professori inetti che non
sono stati capaci di interessarli alle loro materie
o di porgerle loro con la dovuta progettualità in
modo da attenuare il loro disagio e conseguente insuccesso
scolastico.
Su tutto
incombe la carta. Tanto da riempire un Tir. Il commissario
che deve risolvere il caso -"una bella donna,
alta, bionda con un modo di fare molto freddo e professionale"-
resterà impressionata soprattutto dalla carta. Volumi
e volumi di relazioni, rapporti, fotocopie ,Pof (Piano
dell' offerta formativa) che - spiega il prof nelle
note - "come molti altri documenti prodotti nelle
scuole, è completamente inutile". Riflettendo
sull'ambiente nel quale è chiamata ad indagare, il
commissario non può fare a meno di provare "una
pena profonda".Ha
visto "miserie e meschinità", non riesce
a immaginare come i docenti che ha conosciuto pos
sano riuscire a "comunicare, per esempio, il
piacere che dà la lettura di un libro o di una poesia
o le gioie del pensiero, del dubbio, o le scoperte
che illuminano". Ma la lettura del libellino
alimenta invece l'im- pressione opposta: se questa
scuola tanto tormentata esprime talenti come quello
del professor Savelli, i ragazzi non possono non uscirne
più ricchi.