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Il Corriere di Firenze Mercoledì 24 Maggio 2000

Vincenza Fanizza


Firenze - Se gli insegnanti riusciranno a sopravvivere al delirio verbale e cartaceo della "nuova" scuola, forse lo dovranno anche a Quer pasticciaccio brutto di via della Colonna, il libello di Carlo Savelli che, con ironia invita i docenti a non prendersi troppo sul serio. Nato come uno scherzo, circolato con successo all'interno della scuola prima ancora di essere pubblicato, il libro rispetta tutti i canoni del giallo. Il protagonista è il preside Bonatti che entra nel libro con il suo vero nome e cognome e che finisce riverso sulla sua scrivania avvelenato. Il commissario, chiamato a svolgere le indagini, scopre un mondo, quello della scuola, di difficile comprensione. Mentre si delinea l'atmosfera caratteristica del giallo e la suspence sale, ecco dietro il tono parodistico ed ironi- co, emergere l'amara e lucida riflessione sulla crisi di identità degli insegnanti di oggi Il giallo al Miche immagina la scuola del 2003 esasperando tutti gli aspetti di oggi. Savelli è sorpreso della pubblicità e del clamore sorti intorno a lui dopo la pubblicazione del piccolo giallo a si dichiara contento perchè "si parla di scuola e degli insegnanti".

Dietro il tono ironico si avverte nel suo libro un'amara rillessione sul mondo della scuola. Cosa non va? "0ggi la scuola è sommersa da chili di carta: montagne di documenti partoriti da gruppi, commissioni, figure di sistema. Il didattichese, poi, dalla forma è passato a inquinare la sostanza. Se la vecchia scuola era molto conformista sul piano dei valori e dei com- portamenti, il didattichese è lo strumento linguistico che porta nella scuola di oggi un appiattimento". E gli alunni come vedono oggi la scuola? I ragazzi la sentono molto lontana dal loro mondo, la vivono come una delle tante esperienze che fanno e certamente non come la più piacevole. La scuola non ha più quel ruolo centrale nella loro vita come invece era per me e per quelli della mia generazione. E' solo uno dei tanti luoghi dove si impara". Se lei fosse il ministro cosa cambierebbe? "L'alleggerirei moltissirno mentre la tendenza oggi è quella di aumentare, sovraccaricare la scuola. Lascerei pochissime ore la mattina per alcuni contenuti culturali che si ritengono fondamentali poichè la fonte primaria della conoscenza oggi non è più la scuola".

E gli insegnanti cosa temono? La paura principale è che il nostro mestiere diventi oggi un meta-mestiere, che si concentri l'attenzione legislativa più su come impostare il nostro lavoro che come farlo effettivamente; l'altro aspetto è quello dell 'autonomia, c'è il rischio che le scuole diventino come delle aziende i cui prodotti siano i ragazzi; questa competizione della scuola dell'autonomia invece di aumentare il livello qualitativo finisce per ledere il vero valore dell'insegnamento". Cosa devono fare gli insegnanti per riacquistare dignità e credibilità? E' necessario che venga riconosciuto e valorizzato il loro lavoro per quello che é: non è quantificabile, sfugge a qualsiasi classificazione. Non è un lavoro d'ufficio, si ha a che fare con materiale umano: è necessario essere creativi, avere nervi saldi. Tutto questo va riconosciuto anche economicamente. Inoltre l'insegnante proprio per il tipo di lavoro stressante, ha bisogno di pause, anni sabbatici". Il giallo al Miche servirà a migliorare la scuola? "Ne sarei felice".

 

 

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